sette passi altrove

sette passi altrove

le terrazze assolate,gli alberi al fresco

abbiamo  ancora  abbiamo

i petali sparsi sulle locandine a terra

un’estate forte e mite da non azzerare

abbiamo  ancora  abbiamo

guarda come la gente ha paura di stare da sola

potrebbe succederle di pensare

lei così abituata al chiuso

sicura negli schermi intermittenti

nell’ordine delle sette contemporanee

nelle parole sfatte ma comode dei manuali

si consola così fievolmente

la gente che ha il terrore di sentire

di spostare passi in terra sconosciuta

di respirare in altri scenari possibili

che vuoi farci gliel’hanno insegnato

ormai tutto sembra esploso

come stanno esplodendo i luoghi in giro

le guerre sono melma da asciugare e le loro invasioni

gli estremi mali e gli estremi beni

vorrei scriverti una lettera sulle emozioni

quelle liquide dove nuotare fianco a fianco

quelle materiche da riempirsi le tasche

e camminare a rotta di collo tanto

i ginocchi si sbucciano comunque

vorrei costruire tetto e sottosuolo

per una casa dall’arredamento mutevole

e i piani in mezzo volatili un po’ onirici

a domani presto arrivederci arrivederci

i saluti saranno l’applauso sincero

alle nostre follie estemporanee

qualche delirio telefonico noi

alle possibilità di un oltre parallelo

dove spogliarci finalmente

stare liberi stare soli stare in comunanza

 

 

 

 

 

(with anger)

nOtiZia

nOtiZia

fammi compagnia,amorevole

giostra e circo saremo

è complicato è semplice

insieme abbiamo finito

i primi mesi dell’anno

così ne farò una trapunta

soffice come pan di spagna

accogliente come la pioggia

che va a venire che bagna

un misto di elementi

immaginario come buonanotte

foto ricordo a colazione

quel modo che trovi per guardare

l’ovest di luna

paurosamente grande

così vicina così vicina

 

 

due orbite

Ursula Meier, SISTER

Ursula Meier, SISTER

L’enfant d’en haut

Francia-Svizzera 2011

Orso d’Argento Berlino 2012

 

La Svizzera è niente affatto immacolata, paese lindo e ordinato secondo i parametri vulgati dell’immaginario collettivo. Anche la Svizzera conosce certe periferie estreme dove vite in bilico arrancano e si arrangiano come possono per non cadere definitivamente. Con Sister Ursula Meier mette in scena la quotidianità del dodicenne Simon e di Louise, ‘madre-sorella’ insicura e inconcludente. Fra esterni cangianti di neve e interni di case popolari ai bordi della superstrada, Simon gestisce al meglio i suoi furti ai rifugi come il riciclaggio presso i suoi coetanei. Louise salta da un lavoretto occasionale alla fuga romantica con il fidanzato di turno. È il ragazzino a portare in casa soldi e pantaloni, mentre la donna sembra ondeggiare in una risacca senza soluzione. Chi fa da balia a chi, viene da chiedersi già ai primi minuti del film. Queste loro esistenze parallele si incrociano e si incontrano, si allontanano e poi combaciano per qualche istante, il tempo di scambiarsi soldi o preoccupazioni. Rubano un albero di Natale, banchettano con i panini soffiati al turista di turno, si azzuffano nel prato perché sinceramente non conoscono altro modo per comunicarsi emozioni o pensieri. Simon ha imparato soprattutto che tutto può essere pagato o barattato, così pensa sia anche per l’affetto fra le persone. Lui e ‘sorella’ rimangono rabbiosi e disadattati nel bel mezzo di funivie che salgono e scendono, di tralicci immoti fra le montagne da cartoline, di ricchi vacanzieri che appartengono ad un mondo altro – quello da derubare fino all’ultima occasione.

 

Sister è cinema ‘reale’ prima ancora che ‘realista’ nel mostrarci la difficoltà di avere fino in fondo la propria età e di assumere un ruolo a questa adatto. Difficile trovare scorciatoie : tutto è nettissimo come il contrasto neve-superstrada. Con un occhio sicuramente rivolto al cinema dei fratelli Dardenne, Ursula Meier allinea fatti ordinari e dialoghi essenziali senza lasciare alcun spazio alla facile compassione. Lascia noi spettatori a argomentare o disquisire su più aspetti, ma non a commuoverci stile melodramma pre-cotto – trappola facilissima considerati storia e personaggi. Applausi a scena aperta per Kacey Mottet Klein (Simon)e a Lea Seydoux (Louise).Irrinunciabile la colonna sonora firmata John Parish.

 

stuart z. perkoff!

stuart z. perkoff!

 

basta capire come funziona il tempo per capire che

il passato non ci può

accecare, che non può sopportare un sudore

rigido sul corpo

 

come dire

niente sole adesso

niente polvere

niente strada

niente rischio & niente bisogno ballano nell’aria tremolante

niente visioni di lontananza & di

quel volto così vicino al nostro & così mortale

stracci sul letto

stracci sul letto

aprile finito

aprile verticale a piombo

aprile vale cento e due riti

aprile sembra

aprile ha ingannato

come è andata

è andata che

il corpo è materiale vivente

si sconcia e acconcia vestiti

scolla piccole pietre

a malincuore le discese

 mistero e comode

tue promesse

inni e incanti

stiamo andando

stiamo andando

orbite- milano dei gatti